Economia del mare italiana: la chiave è l’innovazione, abbinata a una visione sostenibile
In che modo l’economia del mare potrà contribuire alla crescita e alla competitività dell’Italia nei prossimi anni?

“L’economia del mare ha un potenziale straordinario per rafforzare la competitività dell’Italia, sia nei settori industriali tradizionali – come la cantieristica navale, la logistica marittima (shipping e porti), la pesca e il turismo costiero – sia in quelli emergenti. La chiave è l’innovazione, abbinata a una visione sostenibile. Le nuove filiere ad alto contenuto tecnologico, come l’energia eolica offshore, le infrastrutture sottomarine (elettrodotti, cavi dati) e le biotecnologie marine, ne stanno trasformando radicalmente il panorama. Allo stesso tempo, l’uso di tecnologie avanzate e competenze in biologia marina è essenziale per tutelare la biodiversità e renderla compatibile con i nuovi utilizzi del mare.
L’Italia ha un doppio potenziale: territoriale, grazie alla sua conformazione e posizione geografica, ed internazionale, per il ruolo strategico che può giocare nel Mediterraneo. L’intero Sistema Paese sembra muoversi finalmente in questa direzione e le nuove iniziative istituzionali – come la nomina del Ministro per le Politiche del mare, del CIPOM e del Dipartimento, così come il Piano del Mare, il PNS e la nascente Agenzia nazionale per le attività subacquee – rappresentano strumenti fondamentali per dare un indirizzo strategico e rafforzare le competenze nazionali. Ma tutto questo deve essere accompagnato da una volontà sistemica, trasversale a istituzioni e imprese, di innovare costantemente. In un mondo che cambia così rapidamente, non possiamo contare su rendite di posizione: dobbiamo trasformarci per restare competitivi.”
In quali ambiti tecnologici e di ricerca vede oggi le maggiori opportunità per lo sviluppo della Blue Economy in Italia e nel Mediterraneo?
Nel nostro Piano di azione abbiamo evidenziato un elemento trasversale a tutte le traiettorie di sviluppo dell’Economia del mare nazionale: il rafforzamento del trasferimento tecnologico e la valorizzazione di tecnologie emergenti ad alto potenziale, incluse quelle in ambito subsea (robotica marina, sensoristica avanzata, digital twin, soluzioni per il monitoraggio e la manutenzione predittiva degli impianti offshore). Tali tecnologie sono considerate leve strategiche per migliorare la competitività, abilitare nuovi modelli di business, aumentare la resilienza climatica delle infrastrutture marine e accelerare la sostenibilità delle filiere blu.
Le opportunità a mio avviso sono molteplici e strategiche. In particolare vorrei evidenziarne quattro:
- Posizionare l’Italia come punto di riferimento europeo per la ricerca marina collaborativa, grazie a infrastrutture fisiche e digitali interconnesse, finanziate tramite partenariati cross-settoriali. Un’area ancora in forte sviluppo è la digitalizzazione e comunicazione subacquea, dove esiste un gap tecnologico da colmare.
- Potenziare le vie d’acqua interne e trasformare i porti in veri hub intermodali smart e sostenibili.
- Sviluppare infrastrutture sperimentali per il monitoraggio degli impianti a mare, l’analisi delle previsioni meteomarine, l’espansione dell’eolico offshore e la creazione di un hub mediterraneo per le biotecnologie marine.
- Infine, realizzare repository nazionali interoperabili per la raccolta e condivisione dei dati ambientali, biotecnologici ed energetici: strumenti cruciali per una governance moderna ed efficace della Blue Economy.
Quali Paesi o regioni considera strategici per costruire nuove partnership internazionali del Cluster? Sono già in corso progetti o accordi in questa direzione?
Il Mediterraneo è il nostro naturale campo d’azione. Costruire una visione comune con i principali Paesi europei che vi si affacciano è fondamentale per avere un peso rilevante nella progettazione europea e per valorizzare le eccellenze di innovazione presenti nella regione.
Una direttrice strategica per l’internazionalizzazione è senza dubbio il Nord Africa: un’area con grandi potenzialità di cooperazione, anche sul fronte della formazione e dello sviluppo delle competenze. Le risorse umane qualificate sono la base per costruire filiere industriali solide, tecnologicamente avanzate e sostenibili, e alcuni progetti in questa direzione sono già in corso, mentre altri sono in via di costruzione. Sulla base delle molte e positive esperienze in tal senso con i cluster blu di Paesi come Algeria, Tunisia, Mauritania, riteniamo infatti che i cluster tecnologici possano diventare luoghi ideali per creare portafogli di competenze di alto livello da impiegare nei settori chiave della Blue Economy, garantendone lo sviluppo sostenibile nell’area del Mediterraneo. Senza tralasciare le opportunità di collaborazione che dovrebbe aprire il Piano Mattei.
Quali priorità intende perseguire per rafforzare il ruolo del Cluster BIG, sia a livello nazionale che internazionale?
La nostra priorità è consolidare il ruolo del Cluster – quale interlocutore privilegiato di incontro tra mondo industriale, ricerca e istituzioni – come motore di innovazione. Dobbiamo continuare a percorrere la strada intrapresa, a gestire e promuovere progetti concreti per attivare veri ecosistemi di innovazione nella Blue Economy nazionale. Un’attenzione particolare va posta al coinvolgimento del tessuto industriale italiano, in particolare delle PMI e startup innovative, che spesso operano in modo frammentato e faticano ad accedere a progetti collaborativi complessi.
Vogliamo facilitare l’incontro tra domanda e offerta di tecnologia, favorire il matchmaking tra imprese, università e centri di ricerca e creare tavoli progettuali in cui PMI con idee innovative possano dialogare con grandi player industriali e soggetti finanziatori. Questo approccio accelera lo sviluppo e garantisce valore condiviso per tutti gli attori coinvolti.
E vogliamo, infine, favorire una maggiore integrazione e scambio tra i territori, rafforzando il lavoro svolto dal Tavolo delle Regioni del Cluster, uno spazio di confronto tra Regioni, distretti tecnologici e stakeholder territoriali, nel quale si analizzano priorità comuni e si lavora all’allineamento delle strategie di specializzazione intelligente (S3) con le direttrici strategiche nazionali ed europee.
Quali sono i prossimi progetti e iniziative che il Cluster BIG intende sviluppare?
Abbiamo appena concluso la stesura del nostro nuovo Piano di Azione, con obiettivi chiari: vogliamo potenziare la valorizzazione tecnologica, trasformando le idee in soluzioni concrete, pronte per il mercato e in grado di rispondere a bisogni reali, con un forte impatto economico, ambientale e sociale.
Stiamo anche lavorando all’organizzazione e promozione di un evento annuale del Cluster BIG, dedicato all’innovazione nella Blue Economy. Sarà un’occasione per dare visibilità alle success stories, rafforzare il networking sia tra i Soci che tra i player del settore e guidare il dibattito su temi chiave come il cambiamento climatico, l’evoluzione geopolitica e i nuovi utilizzi degli spazi marini. Vorremmo che diventasse un momento di riferimento e confronto per chi fa e vive l’innovazione in ambito “blu”.

