Ravenna, Italia | 17–18 giugno 2026
La conferenza internazionale “Advancing the Sustainable Blue Economy in the Mediterranean: Forging a Sustainable Blue Economy through Transformative Innovation” ha riunito a Ravenna, il 17 e 18 giugno 2026, decisori politici, organizzazioni di ricerca, leader industriali, attori dell’innovazione e autorità pubbliche per discutere il futuro dell’Economia Blu nel Mediterraneo.
Organizzato nell’ambito di Ravenna Sea Capital 2026, l’evento è stato promosso da Regione Emilia-Romagna, ART-ER, Blue Ecosystem – BLU-ER Forum, Cluster BIG – Blue Italian Growth, OMC Med Energy Conference & Exhibition e dal Comune di Ravenna.
In qualità di co-organizzatore della conferenza, Cluster BIG – Blue Italian Growth ha svolto un ruolo di primo piano nel favorire il dialogo tra ricerca, industria, istituzioni ed ecosistemi dell’innovazione, confermando il proprio impegno nel rafforzare la cooperazione e accelerare la transizione verso un’Economia Blu sostenibile, resiliente e competitiva.
Nel corso delle due giornate, Cluster BIG ha contribuito attivamente all’elaborazione del dibattito strategico, organizzando sessioni tecniche, facilitando opportunità di networking e promuovendo iniziative collaborative capaci di generare un impatto duraturo nell’intera regione mediterranea.
La conferenza ha evidenziato come il futuro dell’Economia Blu dipenda da una più forte cooperazione internazionale, da investimenti coordinati, dall’innovazione tecnologica e da una governance efficace in grado di trasformare le sfide ambientali in opportunità di crescita sostenibile.
Apertura istituzionale: una visione condivisa per il Mediterraneo
La sessione istituzionale inaugurale ha definito il quadro strategico della conferenza, trasmettendo un messaggio comune: il Mediterraneo rappresenta al tempo stesso un’opportunità condivisa e una responsabilità condivisa.
Il Sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, ha ribadito l’ambizione della città di diventare un punto di riferimento nazionale e mediterraneo per l’Economia Blu, a seguito della sua designazione a Capitale Italiana del Mare 2026, sottolineando che:
- l’Economia Blu costituisce uno dei pilastri strategici dello sviluppo economico cittadino;
- il patrimonio industriale di Ravenna rappresenta una solida base per l’innovazione;
- la sostenibilità deve guidare lo sviluppo marittimo futuro;
- le persone restano la principale risorsa del settore, con un ruolo centrale delle donne nella leadership del futuro. L’istituzione del Premio Nazionale DonneMare ha simboleggiato l’impegno a favore dell’inclusione, delle pari opportunità e della leadership femminile nel settore marittimo.
Francesco Benevolo, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro-Settentrionale, ha evidenziato il ruolo sempre più strategico dei porti come piattaforme per l’innovazione, hub energetici e fattori abilitanti delle transizioni verde e digitale. Richiamando l’esperienza di Ravenna nel settore offshore, ha sottolineato come lo sviluppo di filiere industriali sostenibili richieda una cooperazione più stretta tra istituzioni, organismi di ricerca, imprese e Paesi mediterranei.
Michele de Pascale, Presidente della Regione Emilia-Romagna, ha evidenziato che l’Economia Blu non può più essere considerata esclusivamente una leva di crescita economica: deve essere soprattutto un modello di crescita sostenibile. Il suo intervento ha posto l’accento su:
- l’ambizione dell’Emilia-Romagna di diventare un punto di riferimento europeo per l’Economia Blu sostenibile;
- la posizione strategica di Ravenna nel bacino del Mediterraneo;
- l’utilizzo efficace dei programmi di finanziamento europei per tradurre le priorità strategiche in azioni concrete;
- il forte legame tra sostenibilità e competitività.
In conclusione, ha sottolineato che la prosperità futura dipenderà dalle persone, dall’innovazione, dagli investimenti e dalla capacità dei territori costieri di trasformare il proprio patrimonio marittimo in opportunità per le generazioni future.
Un momento particolarmente significativo della conferenza è stato la presentazione ufficiale del riconoscimento Mission Ocean & Waters da parte di Elisabetta Balzi, Active Senior Expert della Direzione Generale Ricerca e Innovazione della Commissione europea. Il riconoscimento è stato conferito alla Regione Emilia-Romagna, al Comune di Ravenna e all’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro-Settentrionale. Il premio riconosce l’impegno del territorio nella tutela degli ecosistemi marini, nella promozione dell’innovazione tecnologica e nello sviluppo sostenibile delle aree costiere, rafforzando al contempo la cooperazione mediterranea nell’ambito della Missione UE Ocean & Waters.
La sessione inaugurale è stata moderata da Giorgio Ricci Maccarini, Presidente di Cluster BIG, che ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra ricerca, industria e istituzioni per accelerare l’innovazione nel Mediterraneo.
Workshop I3FLOAT: rafforzare gli ecosistemi dell’innovazione nel Mediterraneo
Nell’ambito del programma della conferenza, Cluster BIG ha organizzato il secondo Workshop I3FLOAT, che ha visto la partecipazione di circa 80 rappresentanti di organismi di ricerca, imprese, cluster dell’innovazione, autorità pubbliche e altri stakeholder chiave.
L’obiettivo del workshop era presentare il progetto I3FLOAT — un ambizioso progetto europeo su larga scala concepito per rafforzare la leadership europea nell’eolico offshore galleggiante attraverso l’innovazione e la collaborazione interregionale — illustrandone l’Agenda Strategica per l’Innovazione e il processo di definizione delle priorità in corso, promuovendo al contempo il dialogo all’interno dell’ecosistema dell’innovazione dell’Economia Blu.
Durante la sessione, Sara Tedesco, Senior Programme Manager di Cluster BIG, ha presentato gli obiettivi del progetto, il modello di governance e le priorità strategiche. In collaborazione con Pôle Mer Méditerranée (PMM), il workshop ha inoltre illustrato le Open Call I3FLOAT, che hanno suscitato notevole interesse tra i partecipanti.
L’iniziativa ha beneficiato anche del coinvolgimento attivo del Presidente Giorgio Ricci Maccarini, che ha facilitato il dialogo con i rappresentanti istituzionali, e di Gabriella Gagliardi, Events and Stakeholder Manager, che ha supportato le attività di coinvolgimento degli stakeholder e di networking durante l’intera sessione. Il vivace dibattito e le opportunità di networking hanno rafforzato la collaborazione tra gli attori dell’innovazione del Mediterraneo, consolidando ulteriormente il percorso verso un’Economia Blu sostenibile e fondata sulla conoscenza
Trasformare il decommissioning offshore: innovazione e percorsi di valore circolare
Uno dei temi centrali della conferenza ha riguardato l’evoluzione del decommissioning offshore: da semplice processo di dismissione delle infrastrutture a opportunità strategica per lo sviluppo dell’economia circolare e dell’Economia Blu.
I relatori hanno concordato sul fatto che il decommissioning costituisca un processo complesso e articolato, che richiede il rigoroso rispetto dei quadri normativi, delle tutele ambientali e degli standard di sicurezza. Più che rappresentare la fine del ciclo di vita di un’infrastruttura offshore, esso dovrebbe essere sempre più considerato l’inizio di nuove opportunità capaci di generare valore ambientale, economico e sociale.
Il panel ha concluso che tale transizione non può essere realizzata da un singolo soggetto, ma richiede una collaborazione strutturata tra operatori offshore, autorità di regolamentazione, organismi di ricerca e nuovi attori dell’Economia Blu. Gli operatori offshore sono stati riconosciuti come i naturali coordinatori del processo grazie alle loro competenze tecniche e capacità di gestione degli asset, mentre i regolatori svolgono un ruolo fondamentale nel garantire la certezza giuridica necessaria per consentire soluzioni innovative di riutilizzo.
È emerso un ampio consenso sul fatto che il principale ostacolo al decommissioning circolare non sia di natura tecnologica, bensì normativa. I partecipanti hanno evidenziato la necessità di quadri legislativi chiari in materia di riutilizzo delle infrastrutture offshore, trasferimento della proprietà e responsabilità a lungo termine, oltre all’introduzione di incentivi pubblici in grado di sostenere modelli di business innovativi e accelerarne l’applicazione su scala industriale.
Dal decommissioning al valore circolare: la prospettiva di Eni
Carlos Friederichs e Stefano Salustro di Eni hanno illustrato come le infrastrutture offshore prossime alla fine della loro vita operativa possano trasformarsi in risorse preziose per l’Economia Blu attraverso approcci circolari basati su riutilizzo, valorizzazione ambientale e innovazione.
Tra gli esempi presentati vi è il progetto Artificial Reefs di Eni, sviluppato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche (UnivPM) e WSP, e supportato da una specifica campagna di monitoraggio offshore. L’iniziativa mira a valutare il potenziale ecologico delle piattaforme offshore attraverso lo studio della biodiversità associata alle strutture marine esistenti nel Mare Adriatico. La valutazione scientifica comprende:
- ispezioni visive mediante ROV e videocamere subacquee;
- mappatura dei fondali tramite rilievi acustici Side Scan Sonar;
- monitoraggio ambientale attraverso misure CTD, analisi dei sedimenti e campionamento delle acque;
- indagini biologiche per caratterizzare le comunità marine associate alle strutture offshore.
I risultati preliminari dimostrano che le piattaforme offshore possono svolgere la funzione di barriere artificiali, sostenendo habitat marini altamente complessi e caratterizzati da elevata biodiversità. Le indagini hanno inoltre rilevato la presenza di specie protette, habitat prioritari ed Ecosistemi Marini Vulnerabili, evidenziando il significativo valore ambientale di tali infrastrutture.
L’esperienza di Eni ha evidenziato anche l’importanza dell’approccio 3R – Reuse, Recycle, Reduce (Riutilizzare, Riciclare, Ridurre) per massimizzare la vita utile degli asset offshore, minimizzare le emissioni di carbonio e migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse.
In linea con tale approccio, la piattaforma WD89 nel Golfo del Messico rappresenta un esempio di successo. La struttura è stata dismessa attraverso il programma Rig-to-Reef (RtR), che ha previsto la rimozione delle strutture di superficie e il trasferimento della jacket presso un sito autorizzato destinato a barriera artificiale. Approvato nel 2021 e completato nel 2022, il progetto ha consentito di preservare un habitat marino consolidato, incrementare biodiversità e risorse ittiche e ridurre gli impatti ambientali associati alla rimozione completa della struttura e al suo smaltimento a terra.
Nuove opportunità oltre l’energia: infrastrutture offshore per l’innovazione digitale
Maxie Reynolds (Subsea Cloud) ha presentato una visione innovativa per il riutilizzo delle infrastrutture offshore oltre gli impieghi tradizionali dell’Economia Blu.
Ha evidenziato come la crescente domanda di data center stia superando la disponibilità di terreni e la capacità delle reti elettriche, mentre la garanzia di un approvvigionamento energetico continuo rappresenta una sfida crescente. Parallelamente, molte piattaforme offshore per petrolio e gas stanno raggiungendo la fine della propria vita operativa.
In questo contesto, il riutilizzo delle piattaforme offshore dismesse come data center offshore rappresenta una soluzione circolare promettente, capace di trasformare asset industriali esistenti in infrastrutture digitali strategiche. Grazie all’utilizzo delle fondazioni esistenti, delle connessioni energetiche e delle infrastrutture marine già disponibili, tali impianti potrebbero accelerare significativamente la realizzazione di nuovi data center riducendo il consumo di suolo e la pressione sulle reti elettriche terrestri.
I contributi di Eni e Subsea Cloud hanno mostrato come il decommissioning circolare possa evolversi oltre la semplice riqualificazione ambientale, trasformandosi in un catalizzatore per nuovi ecosistemi industriali in grado di integrare conservazione marina, innovazione digitale e sviluppo economico sostenibile nell’ambito dell’Economia Blu mediterranea.
L’economia circolare in pratica: il contributo di CESTHA
Un esempio concreto di sviluppo offshore circolare è stato presentato da Linda Albonetti, del CESTHA – Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat di Ravenna.
Il suo intervento ha dimostrato come le infrastrutture offshore possano continuare a generare valore ambientale, sociale ed economico anche dopo la conclusione della loro funzione originaria. Le parti sommerse delle piattaforme aumentano infatti la complessità degli habitat e favoriscono la biodiversità marina, mentre le strutture emerse offrono aree di sosta e nidificazione per numerose specie di uccelli.
La presentazione ha inoltre illustrato con successo un modello locale di economia circolare basato sulla mitilicoltura sostenibile, dimostrando come il decommissioning circolare possa diventare un’opportunità concreta per coniugare tutela ambientale, occupazione locale e sviluppo economico.
Le infrastrutture offshore come patrimonio scientifico
Durante la sessione dedicata al decommissioning, Gianmaria Sannino (ENEA) ha presentato una visione innovativa sul futuro riutilizzo delle infrastrutture offshore. Piuttosto che considerarle asset obsoleti, tali strutture possono trasformarsi in infrastrutture permanenti e distribuite a supporto di:
- osservazione oceanografica;
- monitoraggio ambientale;
- ricerca scientifica marina;
- sviluppo del Digital Twin Ocean;
- previsione climatica e oceanica;
- innovazione nei servizi marini e costieri.
L’intervento ha evidenziato l’importanza strategica di integrare ricerca scientifica, infrastrutture industriali e politiche pubbliche per rafforzare la resilienza del Mediterraneo e migliorare la gestione degli ecosistemi marini
Priorità strategiche per l’Economia Blu del Mediterraneo
Nel corso della conferenza, esperti e stakeholder hanno affrontato numerosi temi strategici destinati a plasmare il futuro del settore. Le discussioni hanno costantemente evidenziato come una collaborazione più intensa tra Paesi, istituzioni, organismi di ricerca e industria sia essenziale per accelerare l’innovazione e costruire filiere dell’Economia Blu resilienti e competitive.
Riunendo decisori politici, ricercatori, imprese e attori dell’innovazione provenienti dall’Europa e dall’intero bacino mediterraneo, la conferenza “Advancing the Sustainable Blue Economy in the Mediterranean” ha confermato il ruolo crescente di Ravenna come polo internazionale per l’innovazione marittima e ha dimostrato che la cooperazione resta il motore più efficace per costruire un’Economia Blu sostenibile, resiliente e competitiva.
Gabriella Gagliardi
Events & Stakeholders Manager, Cluster BIG














